venerdì 24 marzo 2017

Le mie Opere del Cuore (2)

Dopo lo scorso articolo, continuo a raccontarvi - “a modo mio” - alcuni quadri che amo molto.

Guernica – di Pablo Picasso

... Avete fatto voi quest'orrore, Maestro?”

No, è opera vostra!”

Questa è la risposta che si dice Pablo Picasso abbia dato ad un ufficiale tedesco in visita al suo studio, dopo l'esclamazione di quest'ultimo alla visione di “Guernica”. “Guernica” è una delle opere più famose di quel genio assoluto, ed innovatore, che fu Picasso. Venne realizzata in onore, e memoria, dell'omonima città spagnola bombardata nell'aprile del 1937.

In essa, sono rappresentate alcune figure (persone, animali, edifici) completamente straziate dalla violenza cieca e brutale del bombardamento. La scena costruita dall'artista è di una potenza, e drammaticità, veramente notevoli: gli sguardi vitrei (persi nel vuoto), le forme deformi, il caos ed il disordine, le grida di dolore e di disperazione che paiono levarsi dalle bocche dei soggetti rappresentati, sono quanto di più realistico e tremendo si possa associare ad una scena di guerra.

Per questo, “Guernica” è un capolavoro assoluto. E', fra tutte le opere realizzate nella storia (fino ad oggi), quella in cui l'impegno civile applicato all'Arte si mostra nella sua migliore ed efficace espressione. Del resto, è anche il quadro emblema di un artista (Picasso, per l'appunto) che ha fatto del suo “schierarsi” nelle scelte morali e democratiche del proprio Tempo un grande punto di comunicazione artistica.

Oltre a tutte queste cose, però, “Guernica” è anche e soprattutto tremendamente attuale. Credo, infatti, che il messaggio principale di quest'opera sia quello di invitare l'osservatore a fermarsi a riflettere sulla “disumanizzazione” che la guerra porta con sé. Il nostro cosiddetto Mondo “civilizzato”, da una ventina di anni a questa parte, è immerso in un lungo e sordido conflitto internazionale (quella che, in maniera molto lungimirante, Papa Francesco ha definito “la terza guerra mondiale, combattuta a pezzi”).

In questi vent'anni, siamo stati abituati a sentire tante (troppe) definizioni sulla guerra: guerra “preventiva”, guerra “santa”, guerra “che porta la democrazia”... In realtà, io credo che l'unica cosa che una guerra (o un atto terroristico) possa portare con sé è solo morte e disperazione.

Ecco, dunque, che “Guernica” diventa Sarajevo, Baghdad, o Aleppo dei giorni nostri. Ecco che l'Arte “impegnata”, anche se creata decenni e decenni addietro, continua ad essere cronaca e monito per gli uomini di ogni Tempo. Ciò che manca, nel nostro Mondo moderno, è forse proprio questo: voci di impegno civile, e sociale, che si alzino dall'universo culturale... La nostra Società, immersa com'è in tutti i suoi problemi, ha un enorme bisogno di artisti che parlino alle coscienze “addormentate” dei propri concittadini. Per carità... Alcuni che lo fanno, per fortuna, ci sono. Tuttavia, a parer mio, sono sempre troppo pochi. La nostra realtà attuale, ad esempio, necessita disperatamente di “poeti” che parlino e denuncino ancora l'assurdità della guerra (ahimè, non è anacronistico o fuori luogo farlo).

Certo... L'idea di pensare di eliminare totalmente i “conflitti” dalla vita dell'Uomo è un'utopia. Tuttavia, sono gli ideali a tenere in vita, e a sospingere in avanti, l'Anima delle persone. L'Arte, e più in generale la Cultura, servono soprattutto a questo: nutrire, o quantomeno salvaguardare, le utopie a cui il Mondo non pensa più.

Al di là dell'essere artisti o meno, però, ciascuno di noi può fare qualcosa (nel suo grande/piccolo): la Pace, infatti, non sta soltanto nel non avere guerre nel Mondo. La Pace, quella più vera ed autentica, risiede soprattutto nel rapporto che abbiamo con noi stessi e con le persone che ci girano attorno. Dunque, tutti possiamo contribuire a costruire un Mondo con meno conflitti... Come? Creando “rapporti di Pace” nella nostra realtà circostante, ed imparando a conoscere e conoscerci (… magari con l'aiuto dell'Arte che, anche in questo ambito, gioca un ruolo fondamentale e preziosissimo)!

Anima Blu

lunedì 13 marzo 2017

Le mie Opere del Cuore (1)

Spesso, come capita a tutti gli artisti, mi viene domandato a quale corrente o periodo storico mi ispiri. Ogni volta, purtroppo, mi trovo in difficoltà nel dover rispondere a questa domanda... Non c'è, infatti, un movimento specifico a cui sento di rifarmi o che muove le mie idee nel momento in cui creo. Ci sono, piuttosto, singoli artisti (di stili, ed epoche, anche molto differenti) che mi hanno sempre affascinato per le loro vite particolari e/o per il loro modo di “fare Arte”. Ancora più dei pittori stessi, però, ci sono opere specifiche che (fin da piccolo) hanno colpito la mia mente e nutrito il mio immaginario poetico e creativo. Sono quadri unici, con una vena profonda e messaggi immensamente vibranti. Eccone un paio...

L'urlo – di Edvard Munch

«Una sera passeggiavo per un sentiero... Da una parte stava la città, e sotto di me il fiordo. Mi fermai, e guardai al di là del fiordo... Il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro... Dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando.»

Queste sono le parole, bellissime e intense, che Edvard Munch ha utilizzato per descrivere la sua opera più celebre. E' un quadro nato nel 1893 (cartone con olio, tempera e pastello), realizzato in ben quattro versioni.

L'uso di colori irreali, contrastanti, e dissolti, tende a voler alterare la realtà e i soggetti... Il risultato finale è una scena dal forte impatto psichico. Vi è mai capitato di fermarvi ad osservare, a lungo, quest'opera particolarissima? Se sì, cosa avete provato? A me, come credo un po' a tutti, provoca angoscia... In particolare, però, mi fa nascere riflessioni e collegamenti con la vita e il mondo contemporaneo (questo è un piccolo miracolo che solo la vera Arte riesce a realizzare... Ovvero, essere profondamente attuale in ogni epoca - anche a distanza di centinaia di anni dal momento in cui viene creata).

In questa nostra Società, a mio avviso, è molto facile ritrovare lo stato emotivo dell'angoscia. Siamo immersi in una vita frenetica (all'apparenza ricca di tutto), con milioni di altri esseri umani... In teoria, non dovremmo mai sentirci soli! Eppure, quante volte vi è capitato di sentirvi come l'uomo su quel ponte? Quante volte vi è capitato di “urlare silenziosamente”, e di avere l'impressione che nessuno sentisse il vostro grido? Ecco, dunque, che “L'urlo” (un'opera nata nel 1900) diventa cronaca e fermo immagine perfetta del nostro Tempo presente.

La mente umana, la psiche, ed i rapporti sociali, sono un grande bacino d'ispirazione artistica (forse ancora troppo poco utilizzato). Io stesso, seppur maggiormente per i testi letterari, ne attingo a piene mani. Credo che “L'urlo”, più di qualunque altra, sia l'opera che riesce a rappresentare perfettamente e plasticamente uno stato mentale...

Penso, inoltre, che se ci fosse un messaggio finale che tutti potremmo cogliere da questo grande capolavoro, sarebbe quello di cercare sempre rapporti veri. In questo nostro tempo, c'è un disperato bisogno di sincerità, onestà, e amore “senza secondi fini” (tutti unici, e veri, antidoti contro l'angoscia)...

Il Quarto Stato – di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il secondo grande “filone” che amo, nell'Arte, è quello dell'impegno sociale e politico (non partitico). Fin da bambino, forse anche complice il fatto di essere cresciuto nelle terre del suo autore, ho sempre adorato il quadro “Il Quarto Stato”.

Quest'opera, un olio su tela - attualmente conservato nel Museo del Novecento di Milano -, è prepotentemente bella. L'immagine di una schiera di braccianti agricoli che avanzano frontalmente, “capeggiati” da due uomini e da una madre con il proprio figlio in braccio, ha intrinseco in sé un qualcosa di epico e rivoluzionario!

L'artista, come noto, non ha voluto rappresentare semplicemente uno sciopero dei lavoratori... Ha riprodotto, piuttosto, il preciso momento in cui la classe operaia (il “quarto stato”, per l'appunto) s'impone sulla scena. E' l'istantanea, senza tempo, di tutti quegli “ultimi” che rivendicano i propri diritti verso le “classi superiori”.

Non è forse, anche questa, una situazione che potrebbe essere stata dipinta ai giorni nostri? La realtà che vivevano allora non ha molto a che fare con la nostra? In questi ultimi anni, causa la crisi economica, siamo stati spesso abituati a vedere immagini simili: fabbriche che chiudono, lavorati cassintegrati (se non addirittura licenziati), manifestazioni di piazza per gridare che si esiste e non si è semplici pedine da usare e gettare via...

Questa, dunque, è un'altra opera (come “L'urlo” di Munch, vista prima) quanto mai attuale... E' stata dipinta nel 1901, ma i problemi di allora sono gli stessi di sempre.

La Storia si ripete uguale. Gli uomini, al contrario, non imparano mai nulla. Non imparano dai propri errori. L'Arte, in questo campo, potrebbe giocare un ruolo fondamentale: denunciare tutto ciò che non va, e indicare possibili strade e soluzioni alternative.

Pellizza da Volpedo, in merito, era molto lungimirante... Già da allora, infatti, auspicava (anche, e soprattutto, attraverso la cultura) il progresso dell'umanità verso la costruzione di una Società migliore.

A tal proposito, per concludere, voglio citarvi una frase di questo grande Maestro... Essa riassume perfettamente, in poche parole, tutto quello che ho cercato di trasmettervi in un intero articolo:

Non è più il tempo di fare dell'Arte per l'Arte, ma di fare dell'Arte per l'Umanità”...

Anima Blu

sabato 21 gennaio 2017

Riflessioni "filosofiche" sull'Arte...

In questo nuovo articolo, desideravo condividere con voi alcune riflessioni che ho fatto (negli anni) sul tema dell'Arte. Sono considerazioni nate dalle risposte che ho tentato di dare a domande che, da sempre, affollano la mia mente. Naturalmente, come tutti i ragionamenti “filosofici” (o pseudo-tali), possono essere assolutamente fallaci... Non sono, né vogliono essere, “verità assolute” e/o lezioni di alcun tipo. E', semplicemente, il mio punto di vista sull'argomento. Buona lettura...

1) Che cos'è l’Arte...

L'Arte, per me, è tutto. Potrebbe sembrare la solita frase ad effetto, ma non lo è. Quando dico che “l'Arte è tutto”, intendo questa definizione proprio nella sua interpretazione letterale. Sono infatti convinto che l'Arte, prima di essere un insieme di pratiche e discipline, è soprattutto un Principio... Un Principio che avvolge tutto e tutti, in ogni singolo istante dell'esistenza. Il Principio dell'Arte, o se preferite della Creatività, è un fattore determinante e imprescindibile della vita dell'Uomo (come lo sono il Tempo, lo Spazio, e altri elementi indipendenti dalla volontà umana...).

Esso è presente in mille svariati momenti, e situazioni, della nostra giornata. Può essere artistico, ad esempio, il modo in cui una persona parla o si esprime. Può essere artistica l'idea geniale di un imprenditore, la soluzione ad un problema, le modalità con cui organizziamo e classifichiamo le nostre giornate. Può essere Arte, insomma, tutto ciò che viene pensato, o reinterpretato, in chiave creativa. Il Principio della Creatività/Creazione è il più vasto, e nobile, strumento che l'Uomo ha a sua disposizione per riuscire a vivere e migliorare la propria esistenza. E' stata proprio la Creatività, infatti, a sospingere l'Uomo nel suo processo evolutivo. Se oggi siamo quello che siamo, è anche grazie e soprattutto “all'Arte allo stato latente” (a me piace definirla così...). Questo Principio “latente” si trasforma, poi, in Arte vera e propria, quando s'incanala nelle discipline che tutti conosciamo (pittura, scrittura, musica, danza, eccetera). Ciò che, a mio avviso, accomuna “Arte allo stato latente” e “Arte rivelata” è proprio il concetto di miglioramento della vita dell'Uomo. Se, infatti, un'idea creativa può aiutare a migliorare la vita pratica di una persona, l'Arte “rivelata” agisce direttamente sulla parte psichica ed emozionale dell'Uomo.

L'Arte è quindi, per me, un formidabile strumento di comunicazione, volto all'osservazione della Realtà circostante e alla sua reinterpretazione in chiave poetica (con l'obiettivo finale di coinvolgere e, se possibile, migliorare l'esistenza di tutti coloro che ne entrano in contatto).

2) L’Arte ha la funzione terapeutica di lenire il disagio quotidiano...

L'Arte è strettamente correlata con il tema del dolore. Basti pensare ai più grandi artisti della storia (di qualunque campo espressivo essi fossero: pittura, musica, o altro...): la maggior parte erano persone assolutamente tormentate, con alle spalle vite terribili. L'Arte migliore nasce proprio dai momenti di dolore, come strumento di comunicazione della propria sofferenza (… o come metodo per esorcizzare la stessa). La funzione di lenire il disagio quotidiano è intrinseca all'Arte stessa... Essa, infatti, è uno strumento naturale per riuscire a “mettersi in contatto” con la parte migliore di noi. Quando ci cimentiamo in espressioni artistiche, tiriamo fuori il meglio... Facendo ciò curiamo, automaticamente, il nostro dolore (seppure per un tempo limitato).

Anche per me è sempre valso, e vale tutt'ora, questo principio: l'Arte è ciò che mi ha aiutato maggiormente, di fronte ai momenti di dolore che ho incontrato nella mia vita (… e sono stati parecchi, a partire da una condizione fisica estremamente dura). Ancora oggi, quando mi approccio all'Arte, divento una persona “migliore”: l'espressione creativa mi dà ogni volta conferma dei miei punti forti... Grazie ad essi, poi, riesco a superare il dolore.

Insomma, l'Arte fa solo bene.

3) Il rapporto fra la Società attuale, e l'Arte...

L'Arte, come ogni altro aspetto della vita dell'Uomo, è stata umiliata e subordinata al valore del Capitalismo. Perché? Perché, come dicevo prima, l'Arte è uno di quegli strumenti che ti mette in contatto con la parte migliore di te stesso (ciò che, a me, piace chiamare Anima)... Soprattutto, essa esalta le caratteristiche individuali (e non individualistiche...) di ciascuno.

Tutto ciò che è Cultura, in genere, ti spinge a capire chi sei e a ragionare con la tua testa. Questo, naturalmente, al Capitalismo (e alla Società che su esso è fondata) non piace per niente.

4) L’Arte ha il potere di cambiare una persona, facendole sviluppare una coscienza critica...

L'Arte, come già detto, ha il “potere” di metterti in contatto con te stesso.

Se hai già una tua coscienza critica formata, l'Arte ti aiuta nel confermarti in essa. Se invece ancora non ne hai una, o l'hai molto nebulosa, essa ti guida nel formarla e maturarla. Mi si potrebbe rispondere: non esistono persone che vivono senza una coscienza. Invece no. In questa Società, a parer mio, ci sono tantissime persone che ne sono “sprovviste”. Molte “assumono” a propria coscienza quella di altri, o del “gruppo sociale” a cui appartengono. Molte altre, addirittura, non hanno nemmeno mai ragionato su talune questioni (perché troppo coinvolte da falsi “ideali”, e dagli impegni costanti di una vita frenetica).

Ecco perché, a mio avviso, è importante sostenere e divulgare l'Arte e la Cultura (fin dalla più tenera età). Non esistono persone “portate” a sviluppare particolari coscienze critiche, e altre no. Siamo tutti potenziali serbatoi di buoni pensieri. L'importante è rendere la Cultura “accessibile” a tutti, per far sì che tutti possano sviluppare una propria coscienza critica (e quindi migliorarsi).

Bisogna costruire una Società che spinga le persone a guardarsi dentro, a capire chi si è davvero, a VIVERE ad OCCHI APERTI.... Solo così possiamo sperare di migliorare la situazione.

Anima Blu

mercoledì 28 settembre 2016

AbilityArt - Le vie dell'Arte sono infinite

Quante volte, nella vostra vita, vi è capitato di dire o pensare: questo lavoro è stato “fatto con i piedi”? Sicuramente tante. E' un'espressione che si usa frequentemente, nel gergo comune, per indicare un qualcosa realizzato male.

… Ma se oggi, invece, vi dicessi che nel mondo ci sono persone che “con i piedi”, letteralmente, realizzano quadri meravigliosi? Sì, è proprio così... In questo articolo, voglio parlarvi della realtà AbilityArt (www.abilityart.it). Spero mi perdonerete se peccherò un po' di autoreferenzialità... Infatti, faccio parte anch'io di questa grande famiglia. Questo non certo perché io utilizzi i piedi per dipingere (figuratevi che non ce li ho nemmeno, i piedi), ma bensì perché AbilityArt raggruppa tutti quegli artisti che lavorano con gli arti inferiori o con la bocca (ed io, naturalmente, rientro in questa seconda categoria).

Andiamo con ordine... Che cos'è, innanzitutto, AbilityArt? E' una realtà che vive ed opera all'interno della Vdmfk (www.vdmfk.com), l'Associazione Internazionale dei pittori che dipingono con la bocca o con il piede. Dal 1956, la Vdmfk sostiene e diffonde il lavoro di più di 800 artisti in 78 paesi diversi. L'attività che l'Associazione svolge è l'affiancamento dei suoi pittori, attraverso borse di studio, incontri internazionali, mostre ed eventi in giro per il mondo.

AbilityArt, allo stesso modo, promuove gli artisti italiani che aderiscono all'Associazione. La storia italiana nasce moltissimi anni fa. Non era, infatti, passato molto tempo dalla fine della guerra quando, a Verona, venne costituita la Spam. Spam, a sua volta, è un acronimo che sta ad indicare la dicitura “Solo Pittori Artisti Mutilati”. Sì, Artisti Mutilati perché erano molte le persone che – a causa del conflitto bellico - avevano riportato gravi forme di disabilità. Spam, in particolare, poneva la sua attenzione a quelle persone che avevano perso l'uso delle braccia e che dimostravano una naturale predisposizione alla pittura. Fu così che, in un clima di grande diffidenza ed incredulità, partì la prima produzione commerciale (all'epoca, naturalmente, molto limitata): nove cartoline postali, realizzate con le opere degli artisti.

Fra poco vi spiegherò, in sintesi, tutte le belle cose che AbilityArt realizza. Prima, però, vorrei cercare di farvi comprendere (ancora più a fondo) quanto può essere bello ed importante, per un artista, far parte di questa grande famiglia. Il modo migliore sarebbe intervistare, uno per uno, tutti e 800 gli artisti. Dal momento, però, che non è possibile (per ovvie ragioni) dovrete accontentarvi di ascoltare le sensazioni di uno di essi (quello che era più facile da raggiungere): il sottoscritto!

Dunque... Io ho iniziato a dipingere che ero molto piccolo. All'età di sei anni, ho vinto una borsa di studio e sono entrato a far parte dell'Associazione. Con la Spam, quindi, ci sono letteralmente cresciuto... Potrei quasi dire, in senso figurato, che è stata un po' una “seconda mamma” per me. All'inizio, ovviamente, era solo un gioco... La pittura, e tutto il resto, sono stati per tanti anni il semplice divertimento di un bambino! Con lo scorrere del tempo, però, ho capito che l'Arte era un qualcosa di davvero importante e fondamentale per me! Soprattutto, ho compreso che la pittura poteva diventare un vero e proprio lavoro.

Infatti, ciò che mi preme trasmettervi più di tutto sono i risvolti pratici e tangibili che questa bella realtà porta nella vita dei suoi artisti. La cosiddetta “disabilità”, come molti di voi sanno, non è molto facilitata nell'avere un ruolo ed un “valore specifico” in questa Società... Soprattutto, le persone disabili fanno una grande fatica nel trovare un'occupazione (un po' come tutti, con ovviamente qualche difficoltà in più). Ciò che di bello, e straordinario, fa la nostra Associazione è proprio questo: dare un lavoro a tempo pieno, una fonte di reddito, ed uno strumento di indipendenza, a centinaia di persone “diversamente abili” sparse in giro per il mondo. Non solo... Fa tutto ciò, rendendo concreto e possibile quello che è il sogno di ogni essere umano: riuscire a vivere delle proprie passioni (ciò che, se ci riflettete, non succede nemmeno agli artisti con due braccia e due gambe... Sono molti, infatti, i ragazzi e le ragazze che – seppur spesso bravissimi/e – non riescono a sopravvivere della loro Arte!).

Ecco perché, a mio avviso, è importante conoscere e far conoscere questa bellissima realtà. Ecco perché ho deciso di parlarvene, in questo articolo.

… Ma cosa realizza, nello specifico, AbilityArt? I prodotti tradizionali della Spam sono sempre stati i biglietti augurali, i calendari, e le agende. Questo era, e continuerà, ad essere il fulcro della produzione. Oggi, però, grazie al supporto di strumenti tecnologici d'avanguardia, si sono aggiunti tantissimi nuovi articoli personalizzabili. In particolare, si può scegliere di far riprodurre le opere su cover per smartphone, ombrelli, e orologi da parete. Inoltre, si possono realizzare stampe in alta qualità su materiali quali: carta pregiata, tela, plexiglass, legno, marmo, e kapatex (tutto, naturalmente, in formati standard o su misura).

Insomma, l'offerta – come avete visto – è ampia e variegata. Fra l'altro, si può fare tutto da soli! Bastano pochi click sul sito www.abilityart.it: sfogliate l'ampio catalogo (in continuo aggiornamento), scegliete l'opera ed il supporto/formato che preferite, completate l'ordine, e il gioco è fatto...

E' un modo molto veloce, e sicuro, per dare alla casa e agli oggetti quotidiani una luce ed una bellezza nuova. Il valore aggiunto di tutto ciò sono le storie “straordinarie” (e allo stesso tempo “normali”) che si nascondono dietro ad ogni singola opera. Sono storie di passione, di tenacia, che raccontano quello che è il vero “spirito” e la vera “forza” della parola Arte.

** Se tutto questo vi è piaciuto, vi invito a condividerlo e diffonderlo fra i vostri amici/conoscenti... Potete seguire le attività di AbilityArt anche sui vari social: Facebook, Twitter e Youtube. La condivisione può essere molto utile, anche perché Vdmfk è alla costante ricerca di nuovi talenti da seguire e sostenere. Perciò, potrebbe essere proprio il vostro passaparola a consentire, un domani, a qualche artista di entrare a far parte di questa forte e positiva realtà internazionale. **

Anima Blu

** Scegli ed ordina, sul portale di AbilityArt, le riproduzioni di alcune mie opere: https://www.abilityart.it/collezioni/animali/mondo-sottomarino.html (scorrendo la pagina al fondo, trovi altri soggetti). **

*** Se acquisti una mia riproduzione, e se ti va, scattati un selfie con l'oggetto ed inviamelo (animablu@animablu.eu)... Verrai postato/a sui miei canali social (l'invio dell'immagine sarà considerato come autorizzazione implicita alla pubblicazione)! ***

domenica 17 aprile 2016

Un futuro senza petrolio...

Oggi, come la maggior parte di voi sapranno (almeno lo spero), si terrà il cosiddetto “Referendum sulle trivelle”. Il quesito, per chi non avesse ancora chiare le idee, è sulle piattaforme petrolifere entro le 12 miglia (20 chilometri) dalle coste italiane… Mira a sapere dai cittadini se sono favorevoli, o meno, al fatto che le compagnie possano sfruttare quei giacimenti (quelli entro le 12 miglia) vita natural durante (ossia, con rinnovo automatico delle concessioni fino all'esaurimento dei giacimenti stessi). Se si è CONTRARI, cioè si pensa che le estrazioni debbano essere legate a normali concessioni a scadenza, bisogna votare SI'… Il Referendum, infatti, è abrogativo: se vincono i SI', viene cancellata la Legge che consente i rinnovi automatici e ritorna la norma precedente.

Personalmente, voterò un SI' convinto. Votare SI' a questo quesito mi sembra il “minimo sindacale” in materia petrolifera. E' anche solo pazzesco pensare che si possano “donare” concessioni eterne, di qualunque tipo o natura, a Società private (è ancora più pazzesco pensare che a farlo sia stato un cosiddetto “partito di Sinistra”)… Figuriamoci su una questione, delicata ed importante, come è quella del petrolio. Credo sia più che evidente, come dimostrano le cronache giudiziarie di queste ultime settimane, che la norma delle “concessioni eterne” è il frutto di un “patto” fra Governo e lobbies del settore. Nel caos di false informazioni, mistificazioni, e balle varie (messe in giro, appositamente, per sabotare il quorum), credo sia importante sapere che se vincono i SI' non succede nulla di catastrofico: le trivelle e le piattaforme continueranno a funzionare, fino alla loro naturale scadenza. Diciamocelo: è un Referendum “all'acqua di rose”. Per votare NO, o astenersi, bisogna essere dei “liberisti incalliti, della peggior specie” (pensate che persino un economista come Luigi Zingales, il quale è tutt'altro che un pericoloso comunista no-global, si è espresso per il SI').

La cosa più assurda è che, nel 2016, siamo ancora qui a parlare di petrolio. Il mondo sta facendo passi da gigante: rivoluzioni tecnologiche, scoperte scientifiche, nuovi scenari mai immaginati… Eppure, per quanto riguarda la mobilità, siamo ancora fermi al motore a scoppio. E' pazzesco… Il petrolio avremmo già dovuto eliminarlo da tempo. Invece, siamo addirittura in una vera e propria “nuova età d'oro del greggio”. Eh sì… Con l'America che estrae “oro nero” dalle rocce (il cosiddetto “shale oil”, che provoca danni serissimi all'ambiente), e l'Iran libero da sanzioni economiche, il petrolio è tornato più “protagonista” che mai. La dimostrazione di tutto ciò è che il prezzo dei barili è bassissimo. Oggi che dovremmo smetterla di ingolfare il Pianeta, stiamo invece pompando fuori greggio più di prima… Qualcuno crede davvero che l'accordo sul limite d'innalzamento della temperatura mondiale, preso a Parigi nei mesi scorsi, verrà rispettato? E' più che evidente che non c'è la volontà economica, e politica (le quali, quasi sempre, combaciano alla perfezione), di mandare in soffitta motori a scoppio e simili… Questa Società capitalista tirerà fuori fino all'ultima goccia di petrolio presente sulla Terra (a costo di farci morire tutti soffocati).

Per questo, seppure è un piccolo gesto, è importante votare SI' oggi. E' un piccolo segnale che i cittadini possono dare a chi ci governa, per dire: “vogliamo decidere NOI del nostro futuro, e del nostro ambiente”.

Se è assurdo parlare di petrolio in generale, lo è ancora di più parlarne in Italia. FOLLIA PURA. Siamo il Paese più fortunato, e bello, del Mondo… Siamo stati baciati da Dio, o chi per lui, con i doni migliori. Abbiamo tutto: il clima, la bellezza dell'ambiente naturale, il cibo, l'Arte (passata e presente), la cultura… Tutto. Abbiamo, concentrato in un unico posto, tutto ciò che gli altri Paesi hanno diviso un po' per uno. Dovremmo essere uno degli Stati più ricchi, e rispettati, del Mondo. Invece, su tanti dei nostri “punti di forza”, siamo fanalino di coda… Questo perché non siamo in grado, o non vogliamo, far fruttare i nostri “immensi giacimenti”. Se riuscissimo a sviluppare tutto ciò che abbiamo, tirando fuori anche il “sangue dalle rape” (come altri Paesi fanno, con il poco che hanno), ci sarebbe lavoro e benessere per tutti.

Invece, ci affanniamo a discutere sulle quattro gocce di petrolio “malcacate” che abbiamo. Per carità: non dico che dovremmo rinunciarci, tout-court, da domani mattina. Possiamo pure continuare ad estrarle. A mio avviso, però, dovremmo farlo partendo dal rispetto di alcune condizioni/idee…

1) Il petrolio è il VECCHIO, non il nuovo. La maggior parte degli sforzi economici, e politici, devono andare verso nuove fonti di approvvigionamento energetico (pulite, e rinnovabili).

2) L'estrazione del petrolio, come del resto qualunque attività profittevole (pubblica o privata), non può mai contrastare o subordinare la salute dei cittadini. Fra il lavoro/denaro, e la salute/ambiente, non devono esserci dubbi: viene prima il bene della collettività (ad esempio: mi vengono i brividi quando sento il numero di tumori in Basilicata, o l'idea che si vogliano far arrivare a Taranto le petroliere. A proposito di Taranto: quanto si vuole ancora uccidere, e mortificare, questa splendida città? Non basta tutto il dolore, le malattie, e l'inquinamento, che ha già? A questo punto, farebbero meglio a bombardarla e a raderla direttamente al suolo).

3) Per essere sicuri che i punti sopra vengano rispettati, e salvaguardati, l'estrazione del greggio andrebbe fatta direttamente dallo Stato. Abbiamo una Società semi-pubblica, l'Eni, che si occupa (fra le varie cose) di estrazione di petrolio… I pozzi italiani facciamoli utilizzare a lei. Una volta estratto, e distribuito il necessario nel nostro Paese, vendiamo l'eventuale eccedenza di greggio alle compagnie estere. Un settore petrolifero gestito direttamente dallo Stato eviterebbe gli episodi di malaffare emersi in queste settimane. Certo… La condizione fondamentale è che sia gli apparati pubblici, che i vertici dell'Eni, siano onesti e puliti (aspetto che, obbiettivamente, trovo complicato da realizzare).

In conclusione… Sogno, come molti in Italia e nel Mondo, il giorno in cui saremo finalmente liberi dalla schiavitù del greggio. So altrettanto bene che, come ho scritto sopra, questa Società capitalista non rinuncerà facilmente ad una così grande fonte di guadagno. Il mio sogno, dunque, rischia di rimanere una delle mille utopie in cui vivo (perlomeno, per molto tempo ancora).

Detto ciò, come sempre, credo che ciascuno – nel suo grande/piccolo – può cambiare le cose e fare la differenza. Per questo, penso sia molto importante andare a votare al Referendum. E' una minuscola, quasi unica, occasione per far sentire la nostra voce ed il nostro potere decisionale. Piuttosto che astenersi (è gravissimo che un Presidente del Consiglio, ed un ex Presidente della Repubblica, invitino gli italiani a non votare), è meglio sbarrare NO… L'essenziale, al di là di come la si pensi, è esprimere sempre il proprio parere.

In bocca al lupo a tutti... 

Anima Blu

giovedì 17 dicembre 2015

Le radici del Male (2)

Nemmeno un anno fa, a gennaio, scrissi l’articolo “Le radici del Male” (potete rileggerlo qui: http://animabluartista.blogspot.it/2015/01/le-radici-del-male.html ). Le parole ed i pensieri di allora scaturirono, impetuosi, dopo l’attentato alla rivista “Charlie Hebdo” e al supermercato Kosher a Parigi. 

Quell’articolo si apriva dicendo così: “Questo 2015 è cominciato, davvero, nel peggiore dei modi”. Ora possiamo dire: “E’ cominciato male, e sta finendo ancora peggio”. Infatti, credo che quasi nessuno avrebbe immaginato che, nemmeno dopo un anno, sarebbe accaduto di nuovo tutto quanto: stesso posto, stessa matrice, molto più amplificato (è proprio vero che la realtà, certe volte, supera la fantasia).

In queste settimane, mi sono frullati mille e più pensieri/considerazioni diversi in testa (a volte, anche con sentimenti contrastanti fra loro). Proverò ad esporveli nella maniera più chiara possibile. Prima d’iniziare, però, vorrei fare una precisazione: ciò che penso non è, nemmeno per me, verità e/o certezza assoluta. Siamo in un periodo storico unico, con dinamiche talmente sconosciute e particolari, che possiamo definirci soltanto “persone che camminano, bendate, in un ambiente buio”. Per questo motivo, credo che qualunque idea possa avere un senso solo se considerata come “ipotesi”. In questo periodo, c’è la corsa a chi ha la soluzione e la risposta giusta per tutto. Ecco, io preferisco fare subito “outing”: non ho certezze alcune, né risposte definitive. Pertanto, prendete ogni cosa che dirò “con beneficio d’inventario”... Esattamente come faccio io.

Dunque… Il primo pensiero, immediato, che ho fatto è stato: di nuovo a Parigi!? Come dicevo prima, credo che quasi nessuno avrebbe immaginato potesse accadere di nuovo – in così breve tempo - ciò che era già capitato solo qualche mese addietro. Tutto, inoltre, si è ripetuto con dinamiche ed esiti molto più gravi. Permettetemi di dire che è naturale venga da pensare: come diavolo lavorano i servizi d’Intelligence francesi? In teoria, dopo quanto accaduto a gennaio, gli 007 d’oltralpe avrebbero dovuto stare con occhi ed orecchie spalancati. Invece, a quanto pare, gli è sfuggito qualcosa di molto serio da sotto il naso. Per carità, non sono un esperto in materia… Magari è anche “fisiologico”, passatemi il termine, che non si possa tenere esattamente “tutto sotto controllo”. Tuttavia, fossi un francese sarei un tantino incazzato dopo quello che è successo. Personalmente, mi sarei aspettato che “saltasse qualche testa” (sì, lo so… Non è una definizione particolarmente “felice”, di questi tempi). Invece, a quanto pare, niente.

Il secondo pensiero è stato: di nuovo a Parigi? Come mai, cioè, viene presa così di mira la Francia? Voglio dire: l’Isis, o Daesh (personalmente, credo sia preferibile chiamarlo con questo secondo nome. Con il termine Isis, infatti, gli si attribuisce una veste che non deve avere – quella di Stato – e lo si associa direttamente all’Islam – proprio ciò che, a mio avviso, non bisogna fare), minaccia quasi tutti i Paesi europei… Perché, però, i suoi attentati riescono a concretizzarsi solo in Francia (fino ad ora, perlomeno)? E’ solo una questione di qualità di lavoro dell’Intelligence (se così fosse, significherebbe che quella dei nostri “cugini” è davvero la peggiore di tutta Europa), o ci sono dinamiche interne al Paese che gli altri Stati non hanno (o che hanno, ma in misura molto minore)? In Francia ci sono, circa, 6 milioni di musulmani… Mi domando: c’è qualcosa di serio che non funziona, nel loro modo d’integrare gli stranieri? In teoria, il modello della “laicità totale” dovrebbe essere il migliore per evitare radicalizzazioni di qualsivoglia genere… Tuttavia, così non pare essere. Lancio una provocazione: se, invece, fosse anche quel modello di Società a creare lacune e zone grigie? Personalmente, pur essendo agnostico, credo in uno Stato in cui non si escludono le religioni… Al contrario, penso che le Fedi vadano tutte rispettate ed integrate fra loro. Banalizzando la questione: io non sono per togliere i crocifissi dalle scuole… Al contrario, sono per aggiungerci la Mezzaluna islamica, l’immagine di Buddha, eccetera!

Tutto ciò, naturalmente, non può e non deve essere una qualsivoglia giustificazione per nessuno. La violenza, nel momento in cui diventa tale, è sempre e comunque sbagliata. Tuttavia, come scrissi nel primo articolo “Le radici del male”, credo sia fondamentale capire le motivazioni profonde che portano ragazzi nati e cresciuti qui ad abbracciare idee folli di persone con cui, in teoria, non dovrebbero avere nulla a che fare (se non le antiche origini). Personalmente, di tutta la questione complessa che ci troviamo di fronte, ciò che mi sconvolge di più è il fatto che ragazzi poco più ventenni – occidentali – decidano d’immolarsi sull’altare di un ideale così distorto e malato. Ciò su cui pochi stanno riflettendo, in questo periodo, è che il dramma che stiamo vivendo è, prima di ogni altra cosa, una QUESTIONE GENERAZIONALE. L’intensificarsi delle azioni criminali del Daesh in Occidente (e non solo), infatti, sta avvenendo grazie al contributo fondamentale di una generazione appena cresciuta… Una generazione che, solo pochi anni fa, era ancora troppo piccola per poter fare alcunché. Una generazione senza la quale, forse, non staremmo vivendo gran parte delle cose terribili che vediamo. Tutto ciò, a parer mio, è sconvolgente ed inconcepibile…

In queste settimane, mi sono chiesto incessantemente: cosa può scattare nella testa di un giovane uomo o donna, con l’intera Esistenza davanti ed infinite possibilità di realizzarsi come persona (in quanto Occidentale), per decidere di porre fine alla propria Vita in questo modo? Tutto ciò ce lo si potrebbe aspettare da gente matura, quarantenni o cinquantenni, nati in altre Realtà e mai effettivamente integrati nei nuovi Paesi… Gente che, magari, ha visto la guerra e le “nefandezze occidentali” perpetrate nelle proprie Terre… Gente che serba odio e rancore, che pensa di aver vissuto abbastanza per potersi “immolare” nel nome di un “Amore” perverso. Invece niente. Quelle generazioni, a parte qualche attività d'indottrinamento, non fanno assolutamente nulla. I ventenni, invece, si fanno saltare per aria. Si ammazzano.

Sì, credo che la parola fondamentale sia questa: ammazzarsi. Infatti, se andiamo alla radice della questione, se togliamo tutte le sovrastrutture di pensiero (ideali sballati, religione, eccetera), ciò che ci troviamo di fronte è una cosa sola: suicidi. Certo, mi potreste rispondere che non è esattamente la stessa cosa: se ti uccidi, ammazzi solo te stesso… Non provochi altre morti. Tuttavia, in questo momento, non sto parlando dell’aspetto “sociale” della questione. Sto cercando di mettermi, per quanto possa apparire uno sforzo stupido, nella testa di un ragazzo che sta per farsi saltare in aria… Credo che, alla fine di tutto, nel momento in cui stai per togliere le sicure alla tua cintura esplosiva, tu non possa fare altro conto se non con il fatto che ti stai togliendo la Vita. In quel momento, non esistono religioni o altre stronzate. In quel momento, ci sei solo tu che fai i conti con te stesso e con la tua Esistenza. Infatti, a supporto di ciò, pare che uno dei giovani del commando di Parigi (Abdeslam Salah) abbia avuto un ripensamento dell’ultimo minuto e sia fuggito.

Ecco… Il punto su cui psicologi e sociologi, a mio avviso, dovrebbero passare i prossimi anni a studiare e riflettere è proprio questo: cosa spinge un ventenne ad arrivare fino in quel punto preciso, per poi addirittura superarlo? Personalmente, naturalmente, non ho una risposta. Tuttavia, rilevo che il profilo che emerge di questi ragazzi è sempre lo stesso: persone nate e cresciute qui (a dispetto di continua a puntare il dito, consapevolmente in errore, contro l’immigrazione di questi ultimi mesi), spesso con caratteristiche di soggetti “borderline”. L’aspetto interessante è anche che, quasi sempre, sono giovani lontani da un’educazione islamica integralista… Perlomeno, fino ad un certo punto della loro Vita. La ragazza della cellula (Hasna Aitboulahcen), ad esempio, veniva definita dagli amici “cowgirl”: fumava, beveva, e indossava abiti occidentali (compreso il cappello da cowboy… Da qui il soprannome). Su Salah, il fuggitivo, si dice addirittura frequentasse locali gay e facesse uso di sostanze stupefacenti. Insomma, gente non particolarmente religiosa o credente. A vederla così (ribadisco: siamo sempre nel campo delle ipotesi) parrebbe che l’ideologia estremista subentri solo ad un certo punto, come unico sbocco e miccia scatenante di un odio a lungo covato e represso (… odio verso l’Occidente, in cui sono stati allevati e cresciuti?).

La prima risposta che verrebbe da dare è che, pur essendo persone nate e cresciute qui, sono ragazzi mai effettivamente integrati. Sicuramente non si tratta di una risposta sufficiente per giustificare tutti quei morti (non tutti i giovani che hanno problemi esistenziali si danno alle stragi. Tuttavia rilevo che, facendo le giuste e dovute differenze, anche i nostri giovani stanno vivendo un dramma profondo e molto grave all’interno delle loro generazioni. Seppure i media e la Società non amino raccontarlo, sono convinto che anche nei “nostri” ragazzi sia in atto una sorta di “suicidio di massa silenzioso”). Una riflessione, però, la si potrebbe fare sul tema dell’integrazione “emotiva” (passaggio ancora più stretto e profondo rispetto alla più semplice integrazione “sociale”). Magari non c’entrerà nulla con il fenomeno a cui mi sto riferendo… Tuttavia, credo che metterla in pratica potrebbe portare solo risultati positivi.

Mi spiego meglio… La nostra Società occidentale, volente o nolente, è ormai diventata multietnica e multiculturale. Nei fatti di tutti i giorni è così. Nel modo di essere e di pensare, però, pare non essersene ancora resa pienamente conto. Continuiamo a comportarci come se fossimo tutti bianchi ed europei. E’ l’esatto opposto rispetto a chi teorizza la fantomatica “sottomissione” dell’Occidente, nei confronti delle cosiddette “popolazioni ospiti” (in primis la buon’anima di Oriana Fallaci, a cui mi perdonerete se continuo a preferire un certo Tiziano Terzani). Il punto è che noi non siamo in grado di provare “empatia” con chi vive presso di noi… Non riusciamo a sentirci tutti un unico grande popolo, un’unica grande Comunità costituita da mille diversità (ciò che, ripeto, è già nei fatti). Certo, non riescono a farlo nemmeno gli stranieri verso di noi… Come tutte le diversità e minoranze, tendono a ghettizzarsi ed autoescludersi. Tuttavia, “toccherebbe farlo a noi per primi... In quanto, passatemi il termine, siamo i “padroni di casa”. Attenzione, però: non si tratta di togliere i crocifissi, non fare il presepe, o annullare la nostra identità per non offendere la sensibilità altrui (fatto salvo che siamo, e dobbiamo essere, uno Stato laico). Al contrario… Si tratta di “aggiungere”, a ciò che noi già siamo, il rispetto e la conoscenza dei pensieri e delle tradizioni di chi vive accanto a noi!

Faccio un esempio: nei giorni scorsi, alcuni ragazzi di origine islamica si sono rifiutati di osservare il minuto di silenzio per le vittime di Parigi… La loro motivazione è stata: facciamo minuti di silenzio per cento morti francesi, e non per le migliaia di persone che muoiono negli altri Paesi (spesso per causa, se non addirittura per mano, dell’Occidente)! Beh... 
Permettetemi di dire che, dal loro punto di vista, hanno ragione da vendere. Io stesso, ad esempio, mi domando perché migliaia di morti affogati nel nostro mare (uccisi dall’ingiustizia e dall’indifferenza) non abbiano diritto nemmeno ad un millesimo dell’attenzione che si riserva ad altri caduti in terra europea. Certo, sono cosciente del fatto che sia “naturale" provare più dolore e sdegno per l'uccisione di 100 francesi che di migliaia di altre persone sparse per il Mondo (del resto, se muore mio padre soffro certamente di più che se muore il mio vicino di casa…). Tuttavia, per chi ha origini etniche diverse (e non solo per loro) questo "doppiopesismo" può apparire inconcepibile ed ingiusto. Badiamo bene che non è questione di poco conto: certi "dettagli" (che poi tali non sono), se uniti ad altri fattori, possono avere un ruolo determinante nella "radicalizzazione" di certe persone.

Questo, naturalmente, non giustifica (e forse nemmeno spiega) le azioni terroristiche di chicchessia. Tuttavia, non sarebbe sbagliato iniziare a mettere in pratica un'integrazione reciproca effettiva: sia sociale (ad es.: diritto di voto per chi paga le tasse nel Paese in cui vive), che emotiva. Soprattutto emotiva. Dobbiamo imparare, a partire dalla scuola e dalle nuove generazioni, a provare “empatia reciproca” per il dolore e per le gioie dell’Altro.

(Continua…)

mercoledì 20 maggio 2015

La bellezza dell'Arte...

Spesso, grazie alle attività che svolgo, mi capita di prendere parte ad appuntamenti culturali in cui, con molta semplicità, si raggiungono altissimi livelli di performances artistiche. Questo mi conferma, ogni volta, un'idea in cui credo molto: l'Arte ha bisogno di poco, o nulla. L'Arte è quella Realtà, astratta ed intangibile, che si può concretizzare ovunque… E' un velo sottile, impercettibile, che appena tocca terra si trasforma in un fiume impetuoso e fragoroso. E' un fiore che sboccia ogni qualvolta l'Artista desidera farlo rinascere. E' un libro che, non appena lo apri ed inizi a leggerlo, ti spalanca le porte di un'altra Dimensione (al contrario, quando è chiuso, non disturba e non obbliga nessuno…).

Questo è ciò che più amo dell'Arte: il piccolo, grande, “miracolo” che si ripete ogni qualvolta essa viene creata o presentata al pubblico… Così può succedere che anche dentro ad un piccolo e raccolto anfiteatro, con davanti a te qualche decina di persone, un microfono ed alcuni amplificatori, l'Arte riesca comunque a librarsi in tutta la sua magnificenza.

Tutto ciò, a mio avviso, è anche un insegnamento per la nostra Società… Il Capitalismo, e la logica del “profitto a tutti i costi”, sono riusciti a piegare buona parte del mondo della Cultura all'idea che anche ciò che è Arte vada imprigionato in mille fronzoli e complicazioni. In questo modo, fra gli “addetti ai lavori”, si è diffusa l'idea che non si possa fare “Poesia” senza grandi capitali… Il risultato finale è che vengono considerati degni di nota solo i cosiddetti “grandi eventi culturali”, con personaggi illustri e ingaggi milionari. Questo, per fortuna, non è l'unico modo di fare Arte…

Seppur può essere molto emozionante salire su un grande palco, con di fronte a te migliaia di persone, lo è altrettanto guardare negli occhi ogni singolo componente del pubblico, in uno spazio piccolo e confortevole… Cosa c'è di più poetico del riuscire ad ascoltare, in silenzio, il rumore del respiro di chi è venuto ad ascoltarti? Nulla.

Questa è la bellezza del riuscire a fare Arte dovunque, comunque, in semplicità (in un Mondo che, magari, va nella direzione opposta).

… Buona Arte a tutti!

Anima Blu

Chiunque fosse interessato ad organizzare un mio evento artistico, può scrivermi all'indirizzo info@animablu.eu . Maggiori info su www.animablu.eu .